Il tempo che di noi fa tanti oggetti, moltiplica la nostra naturale solitudine.
Derek Walcott - Mappa del nuovo mondo
La foresta di Tarvisio, incastonata come un diamante nel lembo estremo del Friuli, nell'unico punto in Europa nel quale si incontrano tre differenti culture ed etnie, la latina, la tedesca e la slava, è un ambiente dal fascino unico per la varietà dei suoi straordinari paesaggi.
Si caratterizza per una storia millenaria che inizia con l'istituzione del fondo di Bamberga da parte dell' imperatore Enrico II.
Mentre ci incamminiamo verso il Wurzenpass siamo accompagnati da questi millenari alberi, alcuni, come l'abete rosso sono detti " di risonanza" per le elevate qualità armoniche dei loro legni.
Antonius Stradivarius Cremonensis sceglieva anche tra questi legni la materia prima per i suoi incommensurabili violini.
Essi camminano, tanti sono che ci accompagnano nel cammino da sembrare legione, e non c'è compagnia più rassicurante di questi antichi Esseri.
Bjork, che con i rami caduti ci gioca ed è una raccoglitrice di legni per la notte, si aggira felice tra i sentieri boschivi, ora freschi dopo la pioggia della notte.
Saliamo di quota, impercettibilmente, e il paesaggio è un susseguirsi di rossi accesi, verdi profondi, canti di ruscelli e presenze di Animali, invisibili ai nostri occhi ma non al naso della lupetta, che però è come avesse stipulato un patto di non belligeranza e cammina nei miei pressi.
Devo attraversare le vostre Terre e mi comporterò da viandante, deve aver pensato. ( mi pare che l'abbia anche detto! )
Contiamo di dormirci nel bosco stanotte e quindi non abbiamo orari e tempi da rispettare. Cammino, cane al fianco, con gli alberi che ci precedono, ci affiancano, ci seguono.
Nessun rifugio ci attende e il bivacco sarà con un tetto di stelle.
"Ora come è stato narrato, la possanza di Elwe e Melian si accrebbe nella Terra di Mezzo e tutti gli Elfi del Bereliand, dai marinai di Cirdan ai cacciatori nomadi dei Monti Azzurri di là dal Fiume Gelion, avevano Elwe per signore; Elu Thingol, così era detto nella lingua del suo popolo, cioè Re Mantogrigio. Essi sono detti Sindar, Elfi Grigi del Beleriand illuminato dalle stelle; e benché fossero detti Moriquendi, sotto il governo di Thingol e grazie all'ammaestramento di Melian divennero i più belli e i più saggi e i più abili di tutti gli Elfi della Terra di Mezzo"
J.R.R. Tolkien - Il Silmarillion - I Sindar
Sidecar Smilla? E cos'è? SIDECAR SMILLA è un progetto, un sogno, una follia. L' idea è di fare un viaggio io cane, lui uomo, con un sidecar in giro per l'Italia e poi forse, per l'Europa. Bene, bravi! Ma perchè? Perchè, viaggiando in questo modo, vogliamo sensibilizzare le persone sull'abbandono dei cani, il randagismo che ne consegue e testimoniare la situazione dei rifugi dove i cani non più voluti finiscono i loro giorni.
mercoledì 9 agosto 2017
martedì 8 agosto 2017
DAY 0
La strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni.
Partiamo di buon mattino in direzione del Drei Länder Ecke da cui ci inoltreremo nelle Caravanche.
martedì 1 agosto 2017
INTO THE WILD
Paolo Rumiz, nel dedicarmi il suo libro "Via Appia", ha scritto: " alle scarpe di Paolo ( e alle zampe di Bjork )".
Non poteva esserci dedica più gradita e indicata. Le mie scarpe dovranno essere sicure e leggere, le zampe di Bjork salde e potenti.
Amo il viaggiatore e scrittore triestino e la dedica mi ha fatto grande piacere.
Ho volutamente anteposto viaggiatore a scrittore perché ritengo che un viaggiatore sia di per se uno scrittore. Il contrario non sempre è vero.
Viaggiare e scrivere ( e dipingere ) sono azioni che si completano e si sostengono nel procedere del cammino.
Dunque partiamo, domani presto.
Non faremo il giro annunciato, un po' per scaramanzia, un po' per l'illusione di ingannare il destino. Si va dunque per Caravanche, dirigendosi poi verso cammini dolomitici e vie degli ospizi. Viaggeremo a piedi, tranne per l'avvicinamento alla base di partenza che verrà effettuata con la fida Brigitte Peugeot, e poi per unire i vari spezzoni del cammino useremo treni e mezzi pubblici ( ove esistenti ).
News non appena troveremo supporti mediatici adatti, ma non è detto che!
“Per viaggiare basta esistere,”
Fernando Pessoa
Non poteva esserci dedica più gradita e indicata. Le mie scarpe dovranno essere sicure e leggere, le zampe di Bjork salde e potenti.
Amo il viaggiatore e scrittore triestino e la dedica mi ha fatto grande piacere.
Ho volutamente anteposto viaggiatore a scrittore perché ritengo che un viaggiatore sia di per se uno scrittore. Il contrario non sempre è vero.
Viaggiare e scrivere ( e dipingere ) sono azioni che si completano e si sostengono nel procedere del cammino.
Dunque partiamo, domani presto.
Non faremo il giro annunciato, un po' per scaramanzia, un po' per l'illusione di ingannare il destino. Si va dunque per Caravanche, dirigendosi poi verso cammini dolomitici e vie degli ospizi. Viaggeremo a piedi, tranne per l'avvicinamento alla base di partenza che verrà effettuata con la fida Brigitte Peugeot, e poi per unire i vari spezzoni del cammino useremo treni e mezzi pubblici ( ove esistenti ).
News non appena troveremo supporti mediatici adatti, ma non è detto che!
“Per viaggiare basta esistere,”
Fernando Pessoa
lunedì 31 luglio 2017
SE DUE ANNI VI SEMBRAN POCHI
Dromomania canaglia si è insinuata in me, oramai partito per il cammino, facendomi venir voglia di riattivare il blog di Sidecar Smilla. Non cambio nome, questa era l'idea di ampio respiro che pensava di unire all'esperienza in sidecar tutti viaggi prossimi venturi. Così, dato il tempo a Bjork di recuperare forza e muscoli dopo il tempo della paura e del dolore e a me di elaborare il lutto della perdita di Smilla, eccoci pronti per la Via degli Elfi, parte di un più ampio progetto che si chiamerà " Le vie dei Cani" ( Bruce perdonami! ). Allora, con cadenza assolutamente irregolare, potrete, se vorrete, seguire le nostre avventure ogni volta che troverò della tecnologia che mi permetta di postare le impressioni del viaggio.
A presto!
Sean & Bjork
A presto!
Sean & Bjork
sabato 15 novembre 2014
RAMINGHI
ARMORICANI
Smilla de Brest
“Nella maggior
parte delle società di bande e di villaggi, prima dello sviluppo dello Stato,
gli uomini, in generale, godevano di libertà economiche e politiche oggi
riservate solo a una minoranza privilegiata. Decidevano autonomamente quanto
tempo dedicare al lavoro in una particolare giornata, quale tipo di lavoro svolgere,
o anche se lavorare o no.”
Marvin Harris -
Cannibali e re. Le origini delle culture.
-Kolega!
Kolega!-
Il bulgaro
dentro al camion mi vede attraversare l’aiuola dell’area di servizio e mi
apostrofa sorridendo con questo termine che, di primo acchito, non capisco cosa
significhi. Gli sorrido avvicinandomi ma lui questa volta con fare serioso mi
ripete: -kolega-.
Penso di aver
parcheggiato male il mio camion che è vicino al suo, diciotto metri tra
trattore e semirimorchio se messi male bloccano il traffico.
Macché, il
camion è dritto come una freccia e se vuole lui può uscire senza pensieri.
Un po’ deluso dall’incomprensione
tra di noi, quando sono nei pressi del suo bestione mi ripete: -kolega, in
kamiona!-
E allora realizzo:
il buon uomo quando sono arrivato dormiva, poi svegliatosi deve aver guardato
nella direzione del mio camion e ha visto Smilla che mi aspettava, dato che in
autogrill non può entrare, seduta al posto di guida con le zampe appoggiate sul
volante. Da qui l’ilarità dell’uomo che tutto pensava tranne di trovare un cane
alla guida di un Volvo da 700 HP.
Io veramente
kolega, anzi, collega suo non lo sarei perché guido raramente il camion e in
circostanze ben precise. In tempi antichi ho conseguito tutte le patenti e,
complice la mia passione e una distinta predisposizione per la guida, mi è
capitato di lavorare anche come camionista per brevi periodi.
Quando non ce la
facevo più con
enti e società che si occupano del cosiddetto privato sociale mi facevo tre o
quattro mesi di viaggi in camion, racimolando tra l’altro anche un discreto
gruzzoletto.
A onor del vero con
matti, tossici e varia altra umanità mi sono sempre trovato a mio agio e ho
sempre avuto rapporti intensi e costruttivi. Con gli enti e similari, o
comunque con il potere costituito invece spesso si arrivava ai ferri corti. Ho
un pessimo carattere che mi porta a non tollerare chi si approfitta del disagio
altrui e mi prodigo perché lo si sappia. Da qui la scelta di fare questa pause
guidatorie.
Nei tempi
recenti invece viaggio di rado con il camion, a parte quando mi chiamano per
determinate missioni.
Come questa
volta che dobbiamo andare a Brest. L’ingaggio prevede di consegnare camion e
carico in porto dove il tutto sarà imbarcato per destinazione a me ignota e di
mio assoluto disinteresse.
Chi mi affida
questi compiti sa che può contare sul fatto che opero in emergenza, tipo mi
chiami oggi per domani, sono discreto, puntuale ed efficiente. E oneroso. Se
non ti va bene te lo guidi tu il camion.
Riesco così ad
affrancarmi dalla schiavitù del salario e ho la libertà di decidere se partire
o no. Certo non ho la carta di credito, la Mercedes ultimo modello e lo
smartphone di ordinanza, ma sono libero. Non c’è ricchezza maggiore. Pasolini
nel 1975 diceva:
“L'Italia sta
marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo,
moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a
questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa
nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di
essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi
allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle
sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il
fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana,
socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.”
Il più lucido e
scomodo intellettuale del novecento profetizzava quarant’anni fa quello che la
nostra (del primo mondo) società è diventata.
“L’ansia del
consumo è un’ansia di obbedienza ad un ordine non pronunciato.”
La
prevaricazione e l’edonismo imperano sovrani e sono l’humus di un popolo di
sudditi malevoli e ossequienti, invidiosi e adulatori, vili e fascisti.
Interagiamo con gli altri esseri senzienti, umani e non, in un’ottica di
dominio e sopraffazione. Nei confronti degli animali non umani poi stiamo
praticando uno sterminio sistematico per nutrirci, vestirci, divertirci,
convinti di avere superiori abilità, mentre siamo solo diversamente abili
rispetto agli altri animali.
Nel mio
personale percorso verso l’antispecismo e la liberazione animale mi sono reso
conto che la liberazione è connessa a un ripensamento della società e richiede
strategie intellettuali e politiche specifiche. Credo anche che la liberazione animale
debba prescindere, non escludendo, dalla liberazione umana. Si dovrebbero
liberare gli animali anche se ciò causasse un danno o una rivoluzione per la
società degli uomini. La situazione è drammatica e questa è la priorità, non
nego inoltre che reputo collegato il pensiero che considera legittimo lo
sfruttamento degli animali con lo sfruttamento di qualsiasi essere senziente.
Le giustificazioni poi, la storia ci insegna, si trovano strada facendo.
E strada
facendo, mentre Smilla dorme distesa nel letto a castello alle mie spalle,
ascolto Jeanne Moreau che canta la canzone del film “Querelle de Brest” tratta
da The
Ballad of Reading Gaol di Oscar Wilde :
“Yet each man
kills the thing he loves
By each let this
be heard,
Some do it with
a bitter look,
Some with a
flattering word,
The coward does
it with a kiss,
The brave man
with a sword!
Some kill their
love when they are young,
And some when
they are old;
Some strangle
with the hands of Lust,
Some with the
hands of Gold:
The kindest use
a knife, because
The dead so soon
grow cold.
Some love too
little, some too long,
Some sell, and
others buy;
Some do the deed
with many tears,
And some without
a sigh:
For each man
kills the thing he loves,
Yet each man
does not die.”
“Eppure ogni uomo uccide ciò che egli ama, e tutti
lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle
parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada!”
Brest mi affascina da sempre, per il nome che sa
tanto di mare, di tempesta, di nord, di finis terrae. Dopo la visione del film di Rainer Werner
Fassbinder, il suo ultimo, ho sempre nutrito l’idea di andarci. Certo le
atmosfere del romanzo di Jean Genet non le ritroverò, alcuni personaggi spero
proprio di non trovarli, ma la magia di quel luogo me la voglio godere. Poi da
Brest faremo un giro per boschi di druidi a caccia di leggende, menhir e
dolmen.
Nei pressi di Lyon decidiamo di fermarci, siamo
quasi a metà percorso e le ore di guida (nove) sono finite. In Francia non si
scherza con la polizia stradale che giustamente non transige sui tempi di
riposo degli autisti di Tir.
Le aree di
servizio francesi sono molto curate, pulite, ci si può fare una doccia calda in
ambiente pulito. I camion hanno un’area sosta dedicata, videosorvegliata, dove
si può riposare in santa pace. Ristorante aperto sulle ventiquattrore, bar a
aree verdi. Smilla, che si sente reginetta dell’autoroute, si muove con
disinvoltura tra aiole e parcheggi. Una bella insalatona, crocchette per
Smilla, una calda doccia e via a nanna nel letto a castello del camion. Sotto
Smilla, sopra io.
-Questa
macchina grandissima che lui chiama camion mi piace molto. Dal sedile accanto
all’uomo posso vedere lontano sopra le altre macchine. Negli incroci lui mi chiede
spesso -Libero?-io non so cosa vuol dire ma muovo la coda con entusiasmo e
allora l’umano ride e io sono contenta. Nelle aree di sosta italiane non mi
piace andare, ma qua in Francia posso entrare quasi ovunque ed è molto bello,
molto verde. E poi gli altri camionisti mi chiamano collega e io sono
orgogliosa. Domani sera arriveremo a Brest e poi andremo nelle foreste a
cercare le fonti dei druidi e le case delle fate. Non credo con il camion che è
troppo grande, vedremo cosa si inventerà il mio prode.-
Arriviamo in porto a Brest mentre un’ultima luce
color prugna avvolge le sagome delle navi in rada. Incontriamo Didier,
l’addetto al ricevimento del mezzo e, chiamato un taxi, ce ne andiamo a dormire
in una locanda consigliata dal bretone. Al mattino visitiamo la città, molto
bella, con un bel castello e fortificazioni varie. Da sempre è stata città
militare e lo si nota dalle tante costruzioni che nei secoli sono servite a
scopo difensivo.
Le atmosfere di Genet le ho rivissute in parte nelle
zone vicine al porto, anche se oggi gli amori tra marinai sono coperti da un
velo di oscenità rispetto ai tempi di Querelle e dei suoi amanti.
Noleggiamo un furgone Citroen e ci dirigiamo verso
la foresta di Paimpont, l’antica foresta di Brocèliande dove passeremo la
notte, perché è di notte che i boschi parlano.
La foresta fa da sfondo a numerose avventure del
Ciclo bretone, in particolare Yvain il cavaliere del leone di Chrétien de
Troyes. L'Armorica o "Piccola Bretagna" è ben presente nel vasto
ciclo bretone, cinque volumi riuniti per la prima volta da Chrètien de Troyes
intorno al 1170. Si dice che all'interno della foresta siano presenti siti
leggendari, tra i quali la Valle senza Ritorno, la tomba di Merlino e gli
abitanti del luogo sostengono che l'albero in cui si suppone che la Dama del
Lago abbia imprigionato Merlino sia tuttora visibile. La Fonte della
Giovinezza, e l'Hotié de Vivianne (il castello della Dama del Lago). Certo, le
avventure di re Artù e della sua corte riguardano anche il Galles e la
Cornovaglia britannica, ovvero la parte settentrionale dell'antico regno. Ciò
nondimeno, buona parte degli avventurosi episodi sulla Ricerca del Graal o
sugli amori ambigui della fata Viviana e del mago Merlino si svolgono
nell'attuale foresta di Paimpont.
Sotto al cielo plumbeo o nella luce cangiante della
Bretagna, impera la natura. Le acque e gli alberi, le pietre e i campi , così
come le opere dell'uomo, i megaliti e le cappelle, i castelli e le torri di
vedetta, tutto è permeato della magica atmosfera della natura. Tutto ciò si
ripercuote sulla nascita delle leggende che in questi luoghi hanno trovato
terreno fertile. Non è un caso se l'Armorica è tra le terre più feconde di
leggende: le maree che dominano la costa, le isole e gli isolotti, sembrano
segnare passaggi verso un altro mondo; ma, soprattutto, le foreste e gli
stagni, le fonti e le strette valli. E' qui che si nascondono le migliaia di
folletti chiamati Korringans, dispettosi per natura e pronti a trascinarvi
nella loro magica ronda; è qui che vagano le anime erranti di coloro che il
traghettatore , Ankoù, la Morte, non ha potuto accompagnare alle isole
fortunate sul suo carro cigolante.
La "Valle senza ritorno"
(Val-sans-Retour), chiamata anche "Valle degli amanti infedeli"
perché la fata Morgana vi imprigionava gli amanti per vendicarsi del tradimento
subito. Circondati da muri di fiamme, sorvegliati da giganti e draghi, non
restava loro nessuna via di fuga. Poi arrivò l'eroico Lancillotto del Lago, che
altre non amava se non la regina Ginevra, e liberò tutti gli amanti
prigionieri. Morgana, furibonda, non perse tempo e denunciò ad Artù, suo
fratellastro, la relazione della sua sposa con il cavaliere che aveva osato
vincere l'incantesimo!
In queste terre dovrebbe trovarsi il luogo in cui il
leggendario re riunì i suoi valorosi compagni attorno alla celebre Tavola
Rotonda, nel castello di Kerduel (in bretone significa la città alta), vicino a
Lannion.
Quando Artù scomparve, nessuno lo credette morto,
nonostante la sconfitta nella battaglia di Kamlann; ma si pensò semplicemente a
un suo ritiro, lontano dagli sguardi del mondo, sotto la protezione di Morgana
e di nove fate, nell'attesa della liberazione dei Celti e della riunificazione
delle due Bretagne. Artù riposerebbe nelle vicinanze di Peumeur-Bodou, sotto ad
un megalite eretto sulla modesta isola di Aval, isola di Avalon, l'isola
delle mele.
Un'attenta analisi porta a credere che le leggende
nascano come trasposizione delle forze incontrollabili della natura, siano onde
o rocce, stagni o foreste. Ogni forza preme per
trovare il suo posto, prediligendo alcuni elementi e
diffidando degli altri. Attorno ad esse, niente è statico o inerte, tutto è
animato e soggetto a metamorfosi. Tutto scivola dall'apparenza visibile verso
un mondo sconosciuto, ma non meno complesso. Il vuoto che sta in mezzo ai due mondi
pullula di esseri insoliti.
Tra questi, le fate sono senza dubbio le più
conosciute e multiformi, a volte belle e benefiche, altre volte orribili e
malvagie, simili a streghe, ma capaci in ogni caso di prodigi di ogni sorta,
grazie alla loro bacchetta magica o ai loro talismani. Padrone del destino, le
fate popolano, accompagnate da elfi e da altre creature alate, i boschi e le
rive dei fiumi e dei laghi, nascondendosi sotto le pietre o negli anfratti.
-Siamo
andati in questa magica foresta e questa notte dormiremo nel furgone che
abbiamo preso a nolo. Bello , nuovo e pulito, sarebbe l’auto ideale per le
nostre avventure. La foresta è veramente magica e la notte la avvolge con un
manto oscuro che le da ulteriore mistero. Io credo, in altre vite, di essere
stata cane di corte reale. L’euforia e la familiarità con cui mi muovo nei
luoghi antichi, presso le fonti d’acqua, tra il selciato degli angiporti
medievali mi fanno immaginare di essere stata il cane di Uther Pendragon.
Già
lo so che questa notte sognerò dame e cavalieri, cacce al cinghiale e al cervo
( ma casomai all’umano non glielo dirò perché lui poverino è vegano), musiche
di menestrelli, fuochi di ceppo nei camini.
Quant
la reïne sul le veit,
al
chevaler en va tut dreit;
lunc
lui s'asist, si l'apela,
tut
sun curage li mustre:
"Lanval,
mut vus ai honuré
e
mut cheri e mut amé.
Tute
m'amur poëz aveir;
kar
me dites vostre voleir!
Ma
drüerie vus otrei;
mut
deviz estre lié de mei"
"Dame",
fet il, "lessez m'ester!
jeo
n'ai cure de vus amer.
Lungement
ai servi le rei;
ne
li voil pas mentir ma fei.
Ja
pur vus ne pur vostre amur
ne
mesf(e)rai a mun seignur"-
Le brume che
salgono dall’oceano innescano sensazioni contrapposte e a volte dissonanti. Sarà
la nebbia, l’alito del drago, a farci da psicopompo verso le terre del sogno?
Tutto sembra
sospeso in una sorta di onirico rallentamento, odori, colori, sensazioni. Sento
tra le mani il profumo forte della terra bagnata quando mi accuccio per
osservare le radici degli alberi. Bevo l’acqua di fonti antiche, vago nei
segreti di un tempo perduto.
-Liberami e
proteggimi
Verità
nell'Apparenza
Ordine nel
disordine
Liberami e
proteggimi
Profilo di
penombra
Alito di vita
Confine tra il
cielo, la terra e il mare
Liberami, proteggimi
Strada deserta
ancora da tracciare
Liberami,
proteggimi
Orizzonte
costante da disabitare
Parlami una sola
parola
Che è tempo di
attesa
Tempo di cielo,
di terra e di mare
Tempo da dove
tutto può arrivare-
Tempo di attesa
Ginevra Di Marco
lunedì 10 novembre 2014
LISBON STORY
Part.3: O FIM DO MUNDO
“Guardo ogni
cosa come una fratellanza e una sorellanza vedo il tempo come nient’altro che
un’idea e considero l’eternità un’altra possibilità. Penso ad ogni vita come a
un fiore, comune come una margherita dei campi, e altrettanto singolare e ad
ogni nome come a una piacevole musica in bocca che tende, perché tutta la
musica lo fa, verso il silenzio e ad ogni corpo come a un leone di coraggio e a
qualcosa di prezioso per la terra. Quando sarà finita, voglio dire: per tutta
la vita sono stata una sposa maritata alla meraviglia. Sono stata lo sposo, e
ho preso il mondo fra le mie braccia. Quando sarà finita, non voglio chiedermi
se ho fatto della mia vita qualcosa di particolare e di vero. Non voglio finire
avendo semplicemente visitato questo mondo.”
Queste parole di Mary Oliver, tratte da “When Death
Comes”, mi sovvengono mentre siamo accanto al mare, non fa freddo e affondiamo
tra la sabbia delle spiagge di Cascais, dove, come dicono i nativi, la terra
finisce e il mare comincia. Le lunghe onde ci bagnano le gambe e il cuore e le
zampe.
Ora, alla “fine
del mondo”, la ponta mais ocidental do continente europeu, lasceremo le nostre
ombre libere di andare verso vite migliori. Si compie qui ed ora, sia per me
che per Smilla, una rinascita da vite che hanno esaurito il loro percorso.
Tra eteronimi e
ortonimi di Fernando Pessoa vaghiamo per mercatini rionali, tram e azulejos.
Barocco e manuelino in sincretica fascinazione.
Tra gli stretti
vicoli dell’araba Alfama, intrigo di voci e di popoli, miscuglio del mondo dove
le persone si fanno compagnia è l’amore che è l’essenziale.
L'elevador de
Santa Justa, anche conosciuto come El Grasciaro, ci porta nel cielo di Lisbona.
Questa incredibile struttura neogotica risale al 1898 ed è un vero e proprio
precursore dei moderni ascensori. Dotato di cabine di legno e ottone, fu
azionato prima dal vapore e poi dall’energia elettrica ed è inserito in una
torre di ferro che per molti aspetti ricorda la struttura della Tour Eiffel. Ai
tempi venne considerato un azzardo progettuale per il dislivello che superava,
mettendo in collegamento la Baixa con il Chiado, per i materiali utilizzati e
per il viadotto sospeso che permetteva di raggiungere l’ascensore dalla
stazione superiore.
Dalla cima della
torre, tramite una scala a chiocciola, si trova un panoramico caffè da cui si
gode una delle più belle viste sulla città e sul Castelo de São Jorge.
Il ponte 25 de
Abril è un ponte sospeso sull'estuario del fiume Tago e venne costruito
dall'American Bridge Company, la stessa compagnia che si occupò della
costruzione del famoso Golden Gate Bridge di San Francisco, al quale il ponte
25 de Abril è ispirato. Mentre rimiriamo questa meraviglia si avvicina un ometto
che comincia a declamarci tutti gli artefici della costruzione dell’opera
passando poi al Padrão dos Descobrimentos, il monumento alle scoperte,
elencandomi di seguito le decine di navigatori a cui è dedicato. Ringrazio
questo distinto e gentile signore che però mi fa capire che se gli dessi
qualcosa per uma bica, un caffè detto alla lisboneta, sarebbe cosa gradita!
E’ la seconda
volta che un portoghese si comporta da spagnolo o italiano, l’altra è stata
passeggiando lungo il Rossio quando un tipo voleva vendermi dell’hashish. Al
contrario degli spagnoli e degli italiani, i portoghesi sono molto riservati e
gentili. Non insistono e, anche nelle due occasioni di scrocco da me vissute,
si rivolgono con estrema educazione. Lontani anni luce dai loro cugini spagnoli
che mi hanno proposto di acquistare in sequenza: oro, argento, droghe varie e
di vari colori, armi e una notte con una loro amica che a dir loro sarebbe
stata lietissima di offrirmi le sue grazie.
I portoghesi
invece sono differenti, sarà la saudade, questa forma di malinconia, un
sentimento affine alla nostalgia. Etimologicamente, deriva dal latino solitùdo,
solitudinis, solitudine, isolamento e salutare, salutatione, saluto.
In alcune
accezioni la saudade è una specie di ricordo nostalgico, affettivo di un bene
speciale che è assente, accompagnato da un desiderio di riviverlo o di
possederlo. In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del
passato e fede nel futuro.
Fatto sta che
loro hanno fatto la rivoluzione dei garofani cacciando una dittatura terribile
senza spargimenti di sangue. Quello che di Lisbona poi colpisce molto è la
mescolanza di caratteri somatici. Credo di aver visto le persone più belle in
questa città. Donne dalla pelle nera e gli occhi verdi, ragazze con gli occhi a
mandorla e i dreads, ragazzi biondi con gli occhi neri come la pece.
E’ una città che
non si lascia ammirare solo per le sue bellezze paesaggistiche ed
architettoniche ma anche per ciò che racchiude nel suo spirito più antico,
costituito da enigmi profondi, ricchi di fascino ed a volte sconfinanti nel
mistero.
C’è uno spirito
antico nelle capitali europee e in un certo senso questo è parte di noi e può
in qualche modo contrastare l'invasione di una modernità non sempre rispettosa
del passato. A Lisbona si può trovare la spiritualità più innocente e autentica
dei quartieri antichi, indugiando su arcaiche vie in cui è ancora facile
trovare artisti dediti alla musica, poeti, volti umili di artigiani.
“L’anima è troppo
leggera per il peso della realtà”
Visitiamo il
monastero dos Jerónimos ("dei Geronimiti") che si trova nel quartiere
di Belém. Realizzato in stile manuelino su progetto dell'architetto Diogo de
Boitaca, fu fatto costruire dal Re Manuele I per celebrare il ritorno del
navigatore portoghese Vasco de Gama, dopo aver scoperto la rotta per l'India.
La leggenda
narra che il monastero venne costruito dove esisteva la chiesetta Ermida do
Restelo, nella quale il navigatore ed il suo equipaggio, trascorsero in preghiera,
la notte precedente alla partenza per il viaggio che li portò alla scoperta
della rotta per l'India, rivelatasi poi fondamentale per la storia
dell'umanità. La sua costruzione iniziò nel 1502 ed ebbe termine dopo circa
cento anni. La sua costruzione venne finanziata dal cinque per cento delle
imposte riscosse sulla importazione delle spezie dall'India. Lo stile manuelino
con il quale venne edificato, si caratterizza per la mescolanza di elementi
decorativi del tardo gotico e motivi del rinascimento. Fanno eccezione il
portale principale e laterale, l'interno della chiesa ed il chiostro. Le
cappelle della chiesa furono restaurate in stile rinascimentale nel XVI secolo
e contengono i monumenti funebri di Manuele I e della sua famiglia oltre che di
altri Re del Portogallo.
Appena
all'interno del portale principale (occidentale) si trovano le tombe, in stile
neo manuelino, del navigatore Vasco de Gama e del poeta navigatore Luís de
Camões. Nella cappella del chiostro, riposano dal 1985, le spoglie dello scrittore
Fernando Pessoa.
-Il sentiero è il mio compagno
Un quieto ed eterno amico
Siamo così simili
Non c’è fine al nostro viaggio.
Trovo gioia nel vagare
In questa terra eternamente
Dietro ogni alta montagna
E valle devo guardare.
Il sentiero è il mio compagno
In qualsiasi direzione esso vada
Ed io rimarrò una Pellegrina
Fino al giorno in cui morirò.-
Rientriamo nella
nostra casetta all’Alfama che un amico velista italianoci ha messo a
disposizione mentre sta facendo la traversata dell’Atlantico con la sua
compagna, proprietaria dell’appartamento.
In questo
quartiere i vecchi stanno seduti fuori gli usci delle porte e annunciano che si
è arrivati all'Alfama. Nei vicoli stretti, con le case addossate l'una
all'altra, arriva sempre troppa poca luce e aria quindi gli abitanti passano
gran parte della loro giornata per strada chiacchierando coi vicini, incuranti
del continuo passaggio di turisti.
L'Alfama,
sdraiato sulla collina alla destra della Baixa, è certamente uno dei luoghi più
caratteristici e autentici di Lisbona. Poco colpito dal grande terremoto del
1755, ha conservato l'architettura spontanea con cui era cresciuto con
l'espansione della città fuori dalle mura antiche. Parcheggiamo Nema Problema
di fronte alla locanda dove mangeremo, che è dirimpetto alla nostra casa.
Alla notte la
città si anima, malinconica di giorno, la sera Lisbona diventa vivace e i
portoghesi vivono la città intensamente. Non c’è nulla di più portoghese che il
malinconico e profondo canto del fado, nato, a quanto pare, in una taverna del
quartiere di Alfama. Al giorno d’oggi, il fado è inseparabile dall’essenza di
Alfama ed è proprio qui fra vicoli, selciati e palazzi moreschi scalcinati che
si trovano i migliori locali dove ascoltarlo. Il nome deriva dal latino fatum
(destino) e le origini sono incerte anche se antiche e probabilmente legate ai
ritmi brasiliani. Intenso, struggente e da sempre accompagnato da sentimenti di
malinconia e nostalgia d’amore e di vita, il fado racconta temi di emigrazione,
di lontananza, di separazione, dolore e sofferenza. Non è necessario capire il
significato o il senso delle storie narrate e cantate, la melodia e la saudade
(nostalgia) delle note coinvolge così tanto lo spettatore che questo ne coglie
comunque il sentimento e ne viene totalmente rapito.
“Se mi sveglio,
addormentami.”
Entriamo nella
locanda da dove escono le note di questa musica malinconica che, come tutte le
musiche popolari, ha trovato la sua incubazione negli ambienti al confine della
malavita e della piccola delinquenza urbana, analogamente a quanto è accaduto
per il samba e il tango. Sono gli ambienti che prediligo e a quanto pare li
predilige anche Smilla, del resto si è fatta un anno e mezzo di “prigione” e si
trova a suo agio con questi uomini dalle facce truci ma di pregiata ospitalità.
Ci accolgono come se fossimo dei loro e la notte prosegue tra musica, fumo e
sonore bevute di Ginginha a base di ciliegie e Vinho do Porto.
-Certo che sei mesi fa non avrei pensato di trovarmi
in una fumosa locanda portoghese, tra fumo, fado e facce da galera, con questo
umano che sembra più randagio di quanto lo fossi io quando ero randagia. Mi
piace stare con lui e, se da un lato sento questa responsabilità nell’averlo
adottato, dall’altro la leggerezza con cui cerca di contrastare il peso delle
vite che ha dovuto accompagnare negli anni in cui ha lavorato in carcere, in
comunità, con i malati di mente, mi fa capire che saprà rendere leggera anche
la mia vita, rendere innocue le mie paure. Ora i musicanti stanno suonando un fandango
e, aiutato dal vino e dalle grazie di una bella lusitana, l’uomo si lancia in
un sensualissimo ballo, dapprima lentamente, poi con un andamento via via
crescente. La dama risponde, incoraggiandolo, alternando momenti di ballo di
coppia ad esibizioni della sua maestria mentre l'umano, ormai rapito dal
fascino di questa dea, si limita a marcare il ritmo sobriamente. Le movenze
sensuali e ritmate, tipiche dei caratteri latini, rendono ipnotica l’atmosfera.
Altri uomini si uniscono alle danze, a volte in Portogallo il fandango prende
l’aspetto di un ballo individuale, perché spesso la coppia si divide per fare
degli assolo. Si balla frequentemente anche tra uomini e, come in questo caso,
il ballo è caratterizzato dal tempo tenuto battendo i piedi per terra, però non
è flamenco, è lento e pacato come il carattere malinconico lusitano. Ora però
ho intravisto la porta della cucina e lo lascio al suo destino. Tanto si sta
divertendo!-
Ad un certo
punto ho perso di vista Smilla, ho perso il ritmo del fandango e ho perso anche
Gisela, la mia Tersicore lusitana, salvo poi ritrovare tutti e tre fuori dal
locale, ma dentro Nema Problema che saggiamente viene guidata da Gisela. Di
certo affascinata dalle mie performance danzerine ci porta a casa sua e mi
salva da una sbronza già di difficile smaltimento, ma non ancora colossale come
sarebbe potuta essere se questa dolce meraviglia non mi avesse portato via. Chi
sei misteriosa creatura, comparsa nella notte tra il fumo e le chitarre?
“Ti ho cercato,
amore mio, in ogni atomo di te che è disperso nell'universo. Ne ho raccolti
quanti mi era possibile, nella terra, nell'aria, nel mare, negli sguardi e nei
gesti degli uomini.”
Gisela ride
mentre le declamo queste parole di Tabucchi e allora insisto:
“Come può essere
presente la notte. Fatta solo di se stessa, è assoluta, ogni spazio è suo, si
impone di sola presenza, della stessa presenza del fantasma che sai che è lì di
fronte a te ma è dappertutto, anche alle tue spalle, e se ti rifugi in un
piccolo luogo di luce di esso sei prigioniero perché intorno, come un mare che
circonda il tuo piccolo faro, c'è l'invalicabile presenza della notte.”
Sono passati tre
mesi da quella notte. Mi sovvengono, mentre siamo accanto al mare, non fa
freddo e affondiamo tra la sabbia delle spiagge di Cascais, dove, come dicono i
nativi, la terra finisce e il mare comincia, le parole di Tabucchi:
“Non si sentì
rassicurato, sentì invece una grande nostalgia, di cosa non saprebbe dirlo, ma
era una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura, sostiene
Pereira.”
Le lunghe onde
ci bagnano le gambe e il cuore e le zampe mentre io e Gisela camminiamo e
Smilla galoppa sulla sabbia .
“The track is my
companion
A quiet eternal
friend
For so alike
toghether
We have no
journey’s end.
I find joy in
roving
This land
eternally
Beyond each
lofty mountain
And valley I
must see.
The track is my
companion
Whichever way it
lies
And I’ll remain
a Pilgrim
Until the day I
die.”
Laury Wells –
Prelude
Tratto da INSIDE
BLACK AUSTRALIA
antologia di
poesia aborigena a cura di Kevin Gilbert
QUDU editore
Bologna.
LISBON STORY
Part. 2: O FRANZA O SPAGNA
"E assim cantai tambm
como eu sempre cantei
Cantai o Amor do Mundo
e tudo o que est bem
Cantai a viva voz
pela terra inteira
E assim se ensina a Paz
da melhor maneira."
Teresa Salgueiro canta “Ainda”, colonna sonora del film di Wim Wenders Lisbon Story e la sua voce carica di saudade, fado, oceano e occhi ambrati ci accompagna verso la frontiera con la Spagna.
C’è solo la strada, il parabrezza di Nema Problema, i paesaggi che cambiano, la radio che suona, il tempo che cambia (e passa). Viaggio da est a ovest, ennesimo refrain, in cerca di qualcosa, qualcuno, un luogo dovunque; spazio da vivere, tempo da esercitare, corpo alla ricerca di dimensioni diverse; e poi ancora sulla strada, prima che ‘gli angeli’ di Wenders mi rapiscano nella malinconia di un tramonto sui Pirenei e da qui, fino alla fine del mondo. Non a caso andiamo a Lisbona, città di mare, porta sul mondo, traccia di un pennello surrealista, transito di verità e sogni di cui non conosciamo altro che la loro illusione. A Lisbona dove “nella piena luce del giorno anche i suoni splendono”, la città della luce bianca aspetta sui marciapiedi lastricati le nostre ombre come corpi di linee aperte su una tela incompiuta.
Avvicinandoci ai Pirenei facciamo tappa a Narbonne, l’antica Narbona per visitare la sua cattedrale. Secondo una tradizione, attestata già all'epoca di Gregorio di Tours (fine VI secolo), la chiesa di Narbona fu fondata verso la metà del III secolo da san Paolo, evangelizzatore della regione. Solo più tardi, attorno al IX secolo, venne qualificato come discepolo degli apostoli e identificato con il proconsole Sergio Paolo di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Dopo vari eventi la cattedrale carolingia, dedicata a due santi di origine spagnola, Giusto e Pastore, fu ricostruita dal vescovo san Teodardo nella seconda metà del IX secolo e completamente riedificata a partire dal XIII secolo.
Continuiamo passando per Carcassonne, città le cui prime tracce di insediamento sono state datate al 3500 a.C. Carcassonne divenne famosa per il suo ruolo nella Crociata albigese, quando la città era una roccaforte dei Catari francesi. Nell'agosto 1209, l'esercito crociato di Simone di Montfort costrinse i cittadini alla resa. Egli ampliò le fortificazioni e Carcassonne divenne una cittadella di frontiera tra Francia e Aragona.
Alla fine la cittadella fortificata di Carcassonne cadde in rovina e il suo restauro, voluto a gran voce dai suoi abitanti, costituisce un caso di studio nell'ambito dei corsi di restauro; l’architetto Viollet-le-Duc sintetizzo così il suo approccio ai lavori di restauro del castello: "Restaurare un edificio, non è solo mantenerlo, ripararlo, o ricostruirlo, è riportarlo ad una condizione completa che potrebbe non essere mai esistita".
Prendiamo una stradina che sale sui Pirenei, mi hanno sempre affascinato queste antiche montagne, questa volta che non c’è fretta, come mai dovrebbe essercene in un viaggio, dedicherò alcuni giorni a visitarle con più attenzione rispetto alle altre volte che mi è capitato di andare nella penisola iberica.
Ci fermiamo a dormire nei pressi di Niaux, dove domani visiterò ( Smilla purtroppo non può ) le grotte con le pitture rupestri risalenti a 12.000 anni fa. Niaux, la più grande grotta rupestre d’Europa con quella di Lascaux, è famosa soprattutto per la sua “Sala nera” dove si animano centinaia di bisonti, cervi, cavalli. Nelle grotte , a quanto pare, gli uomini del Paleolitico vivevano nella parte più esterna e più calda (meno fredda) delle caverne mentre si addentravano per lo scosceso cammino di corridoi e cunicoli, fra concrezioni lucenti e stalattiti, alla luce di torce, fino ad anfratti più spaziosi, solo per celebrare qualche sorta di cerimonia collettiva religiosa o rituale.
Proprio in questi saloni naturali e impervi, i pittori preistorici, per loro iniziativa o incaricati dagli sciamani, eseguivano le loro opere. Con ogni probabilità le pitture erano propedeutiche alla caccia più che espressione di una vena artistica eppure mostrano un modo di sentire, una fantasia, un gusto del bello che hanno molto da condividere con la concezione dell’arte che abbiamo oggi. Seguire il loro stesso percorso, con la luce fioca delle proprie lampade e raggiungere la visione delle bellissime pitture compiute quindici-ventimila anni fa appare come una formidabile contraddizione, un segno della dissociazione evolutiva della mente umana ed è un’emozione completamente diversa che guardare riproduzioni. Queste straordinarie creazioni di uomini che usavano solo pietre scheggiate come utensili e armi, ma già avevano questa sensibilità poetica sono quasi tutte solo profilate, in ogni modo soltanto nere; non sono ricche di colore come quelle dei bisonti e dei cervi di Altamira. A Niaux, vi sono tracce di rosso solo su una roccia cento metri prima della sala principale, in una rappresentazione di grafismo astratto misterioso e certo espressivo di qualche volontà comunicativa, che potrebbe essere un prodromo o abbozzo o tentativo di scrittura.
-Questa notte ho sognato che rincorrevo una mandria di uri, gli antichi buoi preistorici, e nel rincorrerli ringhiavo e sbuffavo in gola, ha detto l’umano. Mi ha fatto una testa tanto con le pitture rupestri che ha visto nelle grotte. Io non ci sono potuta andare, cani non ammessi, e sono rimasta con Madame Bonnet, la proprietaria della pensione dove abbiamo alloggiato. Siamo andate in paese a fare la spesa e poi in un cafè. Tutti erano molto gentili, mi hanno coccolato e chiedevano a Madame se ero il loro nuovo cane: “C'est votre nouveau chien Madame Bonnet? Très belle: noir avec une tache blanche!”
Quando lui ( l’uomo) è tornato ha cominciato a raccontarmi di tutte le meraviglie che aveva visto e io all’inizio facevo un po’ l’offesa, ma poi ho ascoltato tutti i racconti e mi sono addormentata con la sua voce che parlava di cervi, cinghiali, uomini della caverne…-
Tarbes, Pau, Bayonne, Biarritz, l’oceano Atlantico e poi la frontiera con tutti i negozi di paccottiglia spagnoleggiante “Made in China”. Siamo nel Pais Vasco, ongi etorri, benvenuto, indica un cartello nelle vicinanze di Donostia (San Sebastian).
Questa lingua affascinante, difficilissima che è il basco, è una lingua ergativo-assolutiva, cioè mantiene un'equivalenza tra l'oggetto di un verbo transitivo e il soggetto di un verbo intransitivo, e tratta il soggetto, meglio definito come agente, di un verbo transitivo in maniera differente. Questo contrasta con le lingue nominativo-accusative (come l'italiano, ma più evidente in latino), dove il soggetto di un verbo transitivo e quello di un verbo intransitivo sono trattati allo stesso modo (spesso sotto il caso nominativo) e contrastano con l'oggetto del verbo transitivo (spesso sotto il caso accusativo). In questo si differenzia da tutte le lingue indoeuropee occidentali (tutte lingue nominativo-accusative). I linguisti hanno provato a ricostruire una lingua proto-basca per mezzo della tecnica conosciuta come ricostruzione interna, ma non è stata ancora scoperta la sua origine e per questo viene considerata una lingua isolata, vale a dire una lingua che non è imparentata con nessun'altra lingua. Il lessico basco è costituito dalla maggior parte di parole di origine sconosciuta, ma anche da prestiti linguistici dai vicini: possiede parole derivanti dal latino, dallo spagnolo e dal guascone.
Ho conosciuto dei baschi grazie all’ amico, nonché compagno anarchico, Guido Vidoni che da anni si occupa di prigionieri politici baschi, di storia e tradizioni di questa terra e di altre cose legate alla particolarità di queste genti. Così qualche vocabolo lo ricordo e ne approfitto quando mi fermo per un caffè vicino a Bilbo (Bilbao, no Baggins!).
Purtroppo il Paese Basco, che vive la propria diversità dagli spagnoli con orgoglio, si uniforma alle consuetudini iberiche per quanto riguarda l’accesso dei cani nei luoghi pubblici ( no se puede!) e così la tenda si riconferma preziosa dimora per la notte.
- El perro no puede entrar.
-Porque?-
-Debido a que la ley lo prohíbe por razones de higiene.-
-Creo que usted consigue los perros porque eres un puto especista, sólo ve lo que se hace a los toros.-
-Ustedes, los italianos son siempre los mismos provocadores, volver de donde vienes!-
-Pero vattelo a buscar en el culo, pedazo de mierda!-
-Questo è quello che avrei detto se sapessi parlare come gli umani! Non è possibile che nel III millennio questi testoni di spagnoli facciano ancora queste commedie per far entrare i cani nei luoghi pubblici. L’uomo si è molto arrabbiato e ha detto delle cose che non ho capito bene al malcapitato gestore dell’albergo, tipo “ de puta madre, mierda, tonto” e altre cose.
Comunque, con le pive nel sacco siamo andati alla ricerca di un camping dove , perlomeno, i cani sono ammessi.
Al mattino, ancora un po’ incazzati, decidiamo di lasciare la Spagna al suo destino e di fare tutta una tirata fino a dopo il confine portoghese. Sono circa 700 chilometri, quindi imbocchiamo l’autostrada che passando per Valladolid e Salamanca ci porta a destinazione in meno di sette ore. Nema Problema ha fatto faville con punte di velocità che sfioravano i centosettanta!
Ora siamo in Portogallo e cercheremo riparo per la notte in questo bel paesino tutto di case colorate.-
L’abecedario di Gilles Deleuze alla voce A / Animale.
“Se lo scrittore è colui che spinge il linguaggio al limite, limite che separa il linguaggio dall’animalità, dal grido, dal canto, allora sì, bisogna dire che lo scrittore è responsabile di fronte agli animali che muoiono. Scrivere, non è per loro, non si scrive per il proprio gatto o cane, ma al posto degli animali che muoiono, significa portare il linguaggio a questo limite. E non c’è letteratura che non porti il linguaggio e la sintassi al limite che separa l’uomo dall’animale. Bisogna stare su questo limite, credo, anche quando si fa della filosofia. Si è al limite che separa il pensiero dal non-pensiero. Bisogna sempre essere al limite che separa dall’animalità, ma appunto in modo da non esserne più separati. C’è una inumanità propria al corpo ed allo spirito umano, ci sono dei rapporti animali con l’animale.”
Aveiro, sulla costa nord-ovest dei Portogallo viene spesso definita come la Venezia portoghese per i numerosi canali che la attraversano su cui si affacciano incantevoli case art nouveau e dove si dondolano i moliceiros, tipiche imbarcazioni a mezzaluna decorata molto simili alle gondole veneziane. Il colore è la predominante di questa cittadina di mare. Le case sono a righe gialle, rosse, blu, verde, oppure in tinta unita, ognuna diversa dall’altra. La stazione ferroviaria è interamente ricoperta di azulejos tipico ornamento dell'architettura portoghese e spagnola. Si tratta di piastrelle di terracotta maiolicata derivanti dalla tradizione araba, che adornano la gran parte delle case portoghesi. Gli azulejos del Portogallo non possono essere staccati dall'architettura alla quale appartengono ed alla quale i rivestimenti in piastrelle conferiscono la loro monumentalità. Essa è, in fondo, il risultato di un lavoro di squadra: mentre l'architetto si preoccupa della funzione che i rivestimenti murali, i pannelli e i pavimenti in ceramica devono svolgere, l'artigiano attraverso la realizzazione delle mattonelle dà un’interpretazione artistica coerente ed integrata con la funzione architettonica.
Troviamo alloggio all’ Hotel Palace, in pieno centro, dove siamo trattati benissimo spendendo il giusto.
Domani si parte alla volta di Lisboa.
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